Letture 2010

Le voci delle muse

 
Index del.icio.us


Il punto centrale della riflessione filosofica di Andrea Emo — un pensiero schivo e introverso, ma solo apparentemente isolato e distante dai percorsi cruciali della ricognizione teorica del Novecento — è rappresentato dall’idea del «negativo»: l’atto può affermare se stesso solo negandosi, e questa eterna negazione di sé è la vita stessa.

In questo secondo volume dei suoi scritti, che si affianca alle ricognizioni teoretiche de Il dio negativo e raccoglie i pensieri di Emo sulla religione e sull’arte, si chiarisce in primo luogo il carattere teologico-filosofico, anzi propriamente religioso, del negativo.

Il soggetto della riflessione di Emo — un «grandioso indugio», un pensiero privo di «sviluppi», un «istante di più di sessant’anni», come la definisce nella prefazione Massimo Cacciari — non è un ente astratto, ma un referente preciso e circostanziato: diviene evidente che la dialettica del negativo è pensabile solo nell’ambito dell’Europa cristiana, che «il Dio negativo è il Dio cristiano». Il significato ultimo della «Buona novella» sta per Emo proprio nella morte di Dio, nel fatto che Dio muore continuamente, che egli continuamente si nega affinché gli enti possano esistere. Ma anche l’arte si manifesta come si manifesta l’assoluto: cioè, negandosi, e anzi in tale negazione consistono le forme artistiche. La teoria estetica di Emo prende le mosse da un impianto classicamente hegeliano e si sviluppa sulla stessa linea di quella di Heidegger. Se mai, più forte e insistito è in Emo il nesso tra esperienza religiosa e esperienza estetica. Anche l’arte, quest’arte come manifestazione del negativo, è infatti inequivocabilmente «cristiana». Essa è chiamata a rappresentare l’irrappresentabile, il niente, l’assoluto che manifesta la sua «voce» negandosi. Le voci delle muse ne sono, o sognano di esserne, l’eco smarrita e disperata.


Andrea Emo (1901-1983) ha dedicato larga parte della sua esistenza a una sistematica, quotidiana, solitaria meditazione filosofica. Se si eccettua qualche incontro con Ugo Spirito, e un più consistente rapporto con Alberto Savinio, poche sono state anche le sue frequentazioni intellettuali. Una solitudine mentale quasi ricercata (e rotta qua e là dalla corrispondenza epistolare con la scrittrice Cristina Campo) ha fatto da contrappunto a un rapporto insistito, quasi ossessivo, con le pagine dei quaderni, riempite in numero impressionante con una grafia minuta e continua, e dedicate in modo sempre più concentrato e alla fine praticamente esclusivo alla riflessione filosofica sul tema del negativo.

JAlbum 7.3